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AreAzione


Diario


2 aprile 2007



Errico Malatesta

Un progetto di organizzazione anarchica

(1927)


 

    Nota
    Questo scritto venne pubblicato in «Il Risveglio», Ginevra, 1-15 ottobre 1927


L'organizzazione come condizione della vita sociale

L'organizzazione, che poi non è altro che la pratica della cooperazione e della solidarietà, è condizione naturale, necessaria della vita sociale: è un fatto ineluttabile che s'impone a tutti, tanto nella società umana in generale, quanto in qualsiasi gruppi di persone che hanno uno scopo comune da raggiungere.
Non volendo e non potendo l'uomo vivere isolato, anzi non potendo esso diventare veramente uomo e soddisfare i suoi bisogni materiali e morali se non nella società e colla cooperazione dei suoi simili, avviene fatalmente che quelli che non hanno i mezzi o la coscienza abbastanza sviluppata per organizzarsi liberamente con coloro con cui hanno comunanza d'interessi e di sentimenti, subiscono l'organizzazione fatta da altri individui, generalmente costituiti in classe o gruppo dirigente, allo scopo di sfruttare a proprio vantaggio il lavoro degli altri. E l'oppressione millenaria delle masse da parte di un piccolo numero di privilegiati è stata sempre la conseguenza della incapacità della maggior parte degl'individui di accordarsi, di organizzarsi con gli altri lavoratori per la produzione, per il godimento e per la eventuale difesa contro chi volesse sfruttarli ed opprimerli.

Per rimediare a questo stato di cose è sorto l'anarchismo, il cui principio fondamentale è l'organizzazione libera, fatta e mantenuta dalla libera volontà degli associati senza nessuna specie di autorità, cioè senza che nessuno abbia il diritto di imporre agli altri la propria volontà. Ed è quindi naturale che gli anarchici cerchino di applicare nella loro vita privata e di partito quello stesso principio, su cui, secondo loro, dovrebbe essere fondata tutta quanta la società umana.
Da certe polemiche può sembrare che vi siano degli anarchici refrattari ad ogni organizzazione; ma in realtà le molte, le troppe discussioni che si fanno tra noi sull'argomento, anche se oscurate da questioni di parole, o avvelenate da questioni personali, in fondo riguardano il modo e non già il principio di organizzazione. Così avviene che dei compagni, che a parole sono i più avversi all'organizzazione, quando vogliono davvero fare qualche cosa, si organizzano come, e spesso meglio degli altri. La questione, ripeto, sta tutta nel modo.

Io credo soprattutto necessario, urgente, che gli anarchici s'intendano, si organizzino il più ed il meglio possibile per influire sulla via che seguono le masse nelle loro lotte per i miglioramenti e l'emancipazione.
Oggi la più grande forza di trasformazione sociale è il movimento operaio (movimento sindacale), e dal suo indirizzo dipende in gran parte il corso che prenderanno gli avvenimenti e la meta a cui arriverà la prossima rivoluzione. Per mezzo delle organizzazioni, fondate per la difesa dei loro interessi, i lavoratori acquistano la coscienza dell'oppressione in cui giacciono e dell'antagonismo che li divide dai loro padroni, incominciano ad aspirare ad una vita superiore, si abituano alla lotta collettiva ed alla solidarietà, e possono riuscire a conquistare quei miglioramenti che sono compatibili con la persistenza del regime capitalistico e statale. Dopo, quando il conflitto diventa insanabile, viene o la rivoluzione, o la reazione. Gli anarchici debbono riconoscere l'utilità e l'importanza del movimento sindacale, debbono favorirne lo sviluppo, e farne una delle leve della loro azione, facendo tutto quello che possono perché esso, in cooperazione colle altre forze di progresso esistenti, sbocchi in una rivoluzione sociale che porti alla soppressione delle classi, alla libertà totale, all'eguaglianza, alla pace ed alla solidarietà fra tutti gli esseri umani. Ma sarebbe una grande e letale illusione il credere, come fanno molti, che il movimento operaio possa e debba da se stesso, in conseguenza della sua stessa natura, menare ad una tale rivoluzione. Al contrario, tutti i movimenti fondati sugl'interessi materiali ed immediati (e non si può fondare su altre basi un vasto movimento operaio), se manca il fermento, la spinta, l'opera concertata degli uomini d'idee, che combattono e si sacrificano in vista di un ideale avvenire, tendono fatalmente ad adattarsi alle circostanze, fomentano lo spirito di conservazione e la paura di cambiamenti in quelli che riescono ad ottenere condizioni migliori, e finiscono spesso col creare nuove classi privilegiate e servire a far sopportare e consolidare il sistema che si vorrebbe abbattere.

Di qui la necessità impellente di organizzazioni prettamente anarchiche che dentro, come fuori dei sindacati lottino per la realizzazione integrale dell'anarchismo e cerchino di sterilizzare tutti i germi di degenerazione e di reazione.
Ma è evidente che per conseguire i loro scopi le organizzazioni anarchiche debbono essere, nella loro costituzione e nel loro funzionamento, in armonia coi principi dell'anarchismo, e cioè che non siano in nessun modo inquinate da spirito autoritario, che sappiano conciliare la libera azione degl'individui con la necessità ed il piacere della cooperazione, che servano a sviluppare la coscienza e la capacità d'iniziativa dei loro membri, e siano un mezzo educativo per l'ambiente in cui operano ed una preparazione morale e materiale per l'avvenire che desideriamo.

 

Caratteri dell'organizzazione antiautoritaria

Un'organizzazione anarchica deve essere fondata secondo me sulle seguenti basi.
Piena autonomia, piena indipendenza, e quindi piena responsabilità, degl'individui e dei gruppi; accordo libero tra quelli che credono utile unirsi per cooperare ad uno scopo comune; dovere morale di mantenere gl'impegni presi e di non far nulla che contraddica al programma accettato. Su queste basi si adottano poi le forme pratiche, gli strumenti adatti per dar vita reale all'organizzazione. Quindi i gruppi, le federazioni di gruppi, le federazioni di federazioni, le riunioni, i congressi, i comitati incaricati della corrispondenza o altro. Ma tutto questo deve esser fatto liberamente, in modo da non inceppare il pensiero e l'iniziativa dei singoli, e solo per dare maggiore portata agli sforzi che, isolati, sarebbero impossibili o di poca efficacia.

Così i congressi in un'organizzazione anarchica, pur soffrendo come corpi rappresentativi di tutte le imperfezioni che non fanno la legge, non impongono agli altri le proprie deliberazioni. Essi servono a mantenere ed aumentare i rapporti personali fra i compagni più attivi, a riassumere e fomentare gli studi programmatici sulle vie e sui mezzi d'azione, a far conoscere a tutti le situazioni delle diverse regioni e l'azione che più urge in ciascuna di esse, a formulare le varie opinioni correnti tra gli anarchici e farne una specie di statistica - e le loro decisioni non sono regole obbligatorie, ma suggerimenti, consigli, proposte da sottoporre a tutti gl'interessati, e non diventano impegnative ed esecutive se non per quelli che le accettano e finché le accettano. Gli organi amministrativi che essi nominano - Commissione di corrispondenza, ecc. - non hanno nessun potere direttivo, non prendono iniziative se non per conto di chi quelle iniziative sollecita ed approva e non hanno nessuna autorità per imporre le proprie vedute che essi possono certamente sostenere e propagare come gruppi di compagni, ma non possono presentare come opinione ufficiale dell'organizzazione. Essi pubblicano le risoluzioni dei congressi e le opinioni e le proposte che gruppi e individui comunicano loro; e servono, per chi se ne vuol servire, a facilitare le relazioni fra i gruppi e la cooperazione tra quelli che son d'accordo sulle varie iniziative: libero chi crede di corrispondere direttamente con chi vuole, o di servirsi di altri comitati nominati da speciali aggruppamenti.

In un'organizzazione anarchica i singoli membri possono professare tutte le opinioni e usare tutte le tattiche che non sono in contraddizione coi principi accettati e non nuocciono all'attività degli altri. In tutti i casi una data organizzazione dura fino a che le ragioni di unione sono superiori alle ragioni di dissenso: altrimenti si scioglie e lascia luogo ad altri aggruppamenti più omogenei.
Certo la durata, la permanenza di un'organizzazione è condizione di successo nella lunga lotta che dobbiamo combattere e d'altronde è naturale che qualunque istituzione aspira, per istinto, a durare indefinitamente. Ma la durata di una organizzazione libertaria deve essere la conseguenza dell'affinità spirituale dei suoi componenti e dell'adattabilità della sua costituzione ai continui cambiamenti delle circostanze: quando non è più capace di compiere una missione utile meglio che muoia.





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2 aprile 2007


FINLANDIA . La Chiesa luterana e' pronta a celebrare unioni gay

La Chiesa luterana e' pronta a celebrare unioni gay legalmente valide se il Parlamento modifichera' l'attuale normativa che riconosce solo le unioni civili. Questa Chiesa comprende 7,2 milioni di fedeli su 9 milioni di abitanti, ma solo il 50% delle coppie si sposa con rito religioso.




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6 ottobre 2006

Briganti se mora!


Brigante se more.La più famosa canzone del gruppo Musicanova, e l'inno contro la guerra scatenata dai piemontesi contro il Meridione subito dopo l'unità d'Italia. Con tutta probabilità una delle principali cause dell'impoverimento di tutto il Sud, le cui conseguenze si avvertono ancora oggi. Una tragedia che è stata consegnata ai libri di storia come "brigantaggio"; ma si sa bene che la storia la fanno sempre e solo i vincitori.

Si tratta in origine di un canto tradizionale del 1860, rielaborato da Eugenio Bennato, fondatore e leader di Musicanova. Il testo originale, (riportato da "Briganti e partigiani" - a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano - Edizione Campania Bella) si intitola Libertà e differisce dalla versione di Bennato per due sole frasi, alla seconda e all'ultima strofa:

. E mò cantamme sta nova canzona,
tutta la gente se l'adda 'mparà,
nuie cumbattimmo p''o rre burbone
e 'a terra nosta nun s'adda tuccà!

. Ommo se nasce, brigante se more,
ma fino all'ultimo avimma sparà,
e si murimme menate nu sciore
e na preghiera pe' sta libertà!




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8 luglio 2006

. . . ?

punto punto punto




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2 maggio 2006


La lista delle dieci crisi umanitarie più ignorate dalle TV è stata realizzata dalla sezione statunitense di Medici Senza Frontiere, che ha analizzato lo spazio dedicato dai telegiornali serali di tre importanti network alle crisi umanitarie nel corso del 2005. Da questa analisi è emerso che, se in generale poco spazio è stato dedicato alle crisi umanitarie dai telegiornali, dieci crisi sono state particolarmente ignorate, conquistandosi così un posto nella "Top ten delle Crisi Più Ignorate". Si tratta del conflitto e dell'emergenza sanitaria in Repubblica Democratica del Congo; del conflitto in Cecenia; della violenza ad Haiti; dell'assenza di ricerca per combattere l'HIV / AIDS nei paesi poveri; degli scontri religiosi ed etnici nell'India Nord-Orientale; dell'emergenza umanitaria che continua in Sud Sudan anche dopo la cessazione ufficiale delle ostilità; della situazione di anarchia e conflitto che martoria la Somalia da oltre vent'anni; della guerriglia in Colombia; dell'insicurezza in Nord Uganda; della crisi in Costa d'Avorio.

La situazione nei TG italiani: diminuisce ancora l'attenzione dedicata alle crisi umanitarie

Medici Senza Frontiere, in occasione della pubblicazione del secondo rapporto dell'Osservatorio Crisi Dimenticate in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, presenta un'analisi qualitativa e quantitativa dello spazio che le principali edizioni (pranzo / sera) dei TG nazionali di RAI, Mediaset e La7 hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel corso del 2005.

"È innegabile che lo spazio che i media dedicano a una crisi umanitaria incide sul grado di attenzione e sul livello degli aiuti da parte della comunità internazionale", afferma Stefano Savi, direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia.

Dall'analisi dell'Osservatorio Crisi Dimenticate si evince che i TG nazionali hanno dedicato alle emergenze umanitarie nel loro insieme circa 293 ore su un totale di 2'539 ore di programmazione, ovvero l'11,6% dello spazio - un dato in netta diminuzione rispetto al secondo semestre del 2004, quando lo spazio era stato il 17,5%.

Così come lo scorso anno, anche quest'anno la crisi irachena risulta la più seguita dai TG di pranzo e sera (136 ore, cioè il 46% del tempo dedicato alle emergenze internazionali); tuttavia, è anche evidente che di queste 136 ore, la stragrande maggioranza del tempo è stata dedicata a sequestri eccellenti (50 ore circa), alla politica italiana (12 ore) e a quella USA (5 ore), al processo a Saddam (quasi 4 ore), mentre lo spazio dedicato a informare gli italiani sulla situazione umanitaria della popolazione civile e sui suoi bisogni si riduce a 24 minuti (0,3%) dedicati agli aiuti umanitari, 5 minuti dedicati ai profughi (0,1%) e 4 minuti dedicati ai civili vittime di guerra.

La seconda crisi più seguita dai TG italiani è stata quello dello tsunami, per la quale si può constatare un'attenzione primaria nei confronti delle vittime, degli aiuti umanitari e della situazione nei paesi colpiti, che dimostra un giornalismo attento alle sorti delle vittime, qualcosa di tanto encomiabile quanto raro.

La terza crisi più seguita dai media italiani è stata il conflitto israelo-palestinese, cui sono state dedicate oltre 39 ore (di cui un solo minuto dedicato agli aiuti umanitari).

Entrando poi nel dettaglio delle dieci crisi umanitarie più ignorate, anche nei nostri TG queste hanno trovato poco spazio:

1 ora e 37 minuti al fenomeno AIDS in generale, di cui 1 solo minuto dedicato alla lotta all'AIDS in Africa;

1 ora e 24 minuti dedicati alla Somalia, di cui 2 soli minuti sono stati dedicati agli scontri e alle tensioni che affliggono la popolazione civile;

58 minuti dedicati alla crisi in Cecenia;

28 minuti alla situazione in Colombia;

21 minuti ad Haiti, ma solamente al sequestro lampo di una donna di origine italiana;

8 minuti alla guerra in Congo;

4 minuti alla guerra in Uganda;

0 minuti ai conflitti interreligiosi in India nord-orientale;

0 minuti alla situazione in Sud Sudan;

0 minuti alla situazione in Costa d'Avorio.

Pochissimo spazio è stato inoltre dedicato ad altre gravi crisi umanitarie:

poco più di un'ora alla tragedia del Darfur, dove due milioni di sfollati continuano a vivere in una condizione di estrema precarietà, sottoposte a violenze e tensioni permanenti;

sei minuti all'epidemia di malaria, che ogni anno provoca oltre un milione di morti;

due minuti alla situazione in Angola e a quella in Zimbabwe.

Una peculiarità italiana è rappresentata dal fatto che i nostri TG hanno anche ignorato crisi che, al contrario, grande risonanza hanno avuto a livello internazionale: è il caso della crisi nutrizionale in Niger , con oltre 60.000 bambini gravemente malnutriti assistiti da MSF, alla quale i nostri TG hanno dedicato solo 31 minuti. E sebbene i nostri telegiornali abbiano dedicato quattro ore e mezzo al terremoto in Pakistan all'inizio di ottobre , queste appaiono esigue di fronte a un disastro che ha provocato oltre 73'000 morti e due milioni e mezzo di senzatetto; già dopo un paio di settimane la notizia era sparita dai nostri teleschermi, mentre i media di tutto il mondo ancora a dicembre seguivano con angoscia la sorte dei sopravvissuti che dovevano affrontare il terribile inverno privi di ripari.
Medici Senza frontiere




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2 maggio 2006

PIERROT LUNAIRE (1974)

I Pierrot Lunaire gruppo romano composto da musicisti molto dotati, sicuramente con una preparazione tecnica al di sopra della media riscontrabile generalmente in quel periodo.Descrivere la musica proposta dai Lunaire non ? cosa facile; essi spaziano dal prog al folk, dalla musica medioevale alla musica sinfonica sconfinando talvolta in sonorit? tipiche di culture diverse e lontane.Gia dall’inizio, con Overture XV, si parte alla grande per un fantastico viaggio attraverso luoghi popolati da re e cavalieri in una sottile sequenza di immagini sovrapposte ed evanescenti.Segue Raipure, costruita su una bella melodia che sembra venire da lontano e resa ancora pi? incisiva dal gioioso accompagnamento delle chitarre acustiche e dal suono scintillante del piano.Invasore si arricchisce di ingredienti orientaleggianti, sospesi tra esotismo e mistero, dove le alchimie sonore del sitar di Gaio Chiocchio giocano un ruolo fondamentale.L’atmosfera malinconicamente circense di Lady Ligeia dimostra quanto sia variegato l’universo musicale dei P. L. sebbene non sconfini mai in una eccessiva o inopportuna diversit? di stili.Le composizioni sono perci? efficacemente definite dai tratti somatici di una materia sonora sempre organica e ben coesa.I tre musicisti sono naturalmente responsabili dell’ottimo risultato, in particolare si lasciano ammirare la sensibilit? artistica di Arturo Stalteri e la fantasia interpretativa di Gaio Chiocchio.I dodici brani scorrono con naturalezza, sorretti da una affinit? elettiva che dona all’intero lavoro un fascino tutto particolare lasciando trasparire al suo interno una ricchezza tematica che potremmo definire tridimensionale.La musica dei Pierrot Lunaire non ? mai eccessiva o violenta e anche nei momenti pi? spinti tutto procede con una rassicurante squisitezza narrativa, proprio come accade nelle belle fiabe di una volta raccontate dalla nonna.Il Re Di Raipure ? un episodio che bene esprime il concetto; un ritmo sostenuto e veloce riesce a convivere armonicamente in perfetta simbiosi con un andamento melodico gentile e appena sussurrato, molto simile ad un vellutato tappeto di suadenti note che con fare disinvolto si aprono all’immagine.Sotto I ponti rappresenta il punto pi? alto dell’album; pura poesia sonora, magia, temi e immagini molto suggestivi e coinvolgenti, responsabile l’abile crescendo dei suoni delle chitarre, del piano, delle tastiere e una sezione ritmica che qui si fa un tantino pi? audace. I restanti episodi si mantengono tutti ad un livello artistico piuttosto elevato tanto da fare dell’omonimo album dei P. L. un ottimo esempio di musica oltre i limiti imposti dalle mode e dal tempo.I Lunaire ha infine il pregio di non essere paragonabile a nessun altro lavoro dell’epoca tanto da potersi collocare in un dimensione di indubbio rispetto dove la personalit? artistica, la poesia, l’intenso lirismo, la creativit? ed il ricorso ad arrangiamenti indovinati rivestono un ruolo fondamentale per un lavoro fuori da ogni sorta di catalogazione.




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29 aprile 2006

In media 9,9% bambini italiani trova posto al nido

Nel 2005 e' stata del 9,9% (su un totale di 1.643.826) la media italiana dei bambini da 0 a 3 anni che hanno trovato un posto al nido. I dati sono ricavati da fonti del Ministero del Welfare. In testa Emilia e Veneto col 24%. Segue la Toscana con il 15,7%. Poi Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli, Umbria e Marche con percentuali tra il 10,2 e il 14,8. Lazio e Trentino sono tra il 5,6 e il 10,2%. Sud e Isole sono sotto il 5,6%. Fanalino di coda la Puglia: 1%.(Ansa)




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29 aprile 2006

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Spero che sia l'inizio dell'"emigrazione", anche se non all'estero. Vado in Veneto, a cercar fortuna... Spero di potermi collegare comunque una volta al giorno, nella prossima settimana, e di tornare vittorioso; -) Fate preghiere per me...!
PS:Invito chi fosse interessato a cliccare su www.
blog.com.np/united-we- blog
per avere una idea di sulla situazione politica che il Nepal sta vivendo.




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20 marzo 2006

Chissà nel socialismo,Giorgio Gaber.

[parlato:] Scienze politiche, mi veniste incontro una sera di maggio ed io convinto che il mio mestiere fosse il bandolo del vero, non disgiunto da un rigorosissimo intervento, vi abbracciai e appoggiai il capo sulle vostre vigorose, rassicuranti mammelle.
Da voi trassi la forza per sferrare l'attacco contro il nemico tremendo che reprimeva da tutte le parti, che poi, diciamo la verità, era previsto che si facesse anche di più, ma che vuoi, quando sei lì ti manca la voglia, non c'è neanche il treno favorevole a un certo punto cominci a scazzare e allora basta...


Scegliere un lavoro è il mio problema
ma è colpa del sistema
la mia immobilità...

Non mi sono ancora realizzato
nel senso che ho sprecato
le mie capacità.

E pensare che io, fosse per me chissà cosa farei
io che ho sempre fallito, con tutte quelle doti che c'avrei.
Io sarei così adatto per fare un bel mestiere da amatori
chissà nel socialismo... che lavori!

Non riesco nemmeno a fare l'amore
non ho più la fantasia
con tutto quello che c’ho d'intorno
non è colpa mia, è solo un fatto esterno.

Non riesco neanche a muovere un dito
non si può fare più niente
sono tutto compresso, attorcigliato
sono quasi impotente.

E pensare che io, fosse per me chissà come sarei
con la voglia di amare, col potenziale erotico che avrei.
Non mi sono mai espresso, non ho mai avuto donne innamorate
chissà nel socialismo... che scopate!

E giustamente sono anche cattivo
mi deve avere sciupato
l'indifferenza di una mamma ostile
c’ho l'Io devastato da trauma infantile.

È solamente mancanza di amore
io sono buono, non c'entro
se vi faccio del male non reagite
sono debole di dentro.

E pensare che io, fosse per me lo so cosa vorrei
una mamma ideale come l'immagine che ho già di lei.
Una donna stupenda che strappa il suo bambino dalle fiamme
chissà nel socialismo... che mamme!

Scegliere la vita è il mio problema
ma è colpa del sistema
la mia immobilità...




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2 febbraio 2006

Dimenticanze

Il 27 gennaio 1945, l'Armata rossa apriva i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz.
Nel Giorno della Memoria, quasi tutti si sono dimenticati di ringraziarla.




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30 gennaio 2006


Pare che Al Qaeda stia progettando una bomba in grado di omosessualizzare chiunque si trovi nel raggio di trenta miglia dal luogo d'esplosione.

L'ha riferito l'intelligence nordamericana al settimanale
Weekly World News. In questo articolo si narra di come il progetto miri a "uccidere il patriottismo che rende forti noi americani".

Non che l'eterosessualità  sia parte fondamentale dell'identità  statunitense. Il piano in realtਠben più subdolo. "Loro credono che rendere gay molti americani scatenere  una guerra civile tra i gay e gli ultraconservatori", avrebbe riferito un "pezzo grosso dell'intelliegence" all'autorevole settimanale.

Ma c'è¨ poco da preoccuparsi. Un antitodo è già  allo studio dello "czar della sicurezza interna",
Tom Ridge.




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30 gennaio 2006

Garybaldi

Gruppo ligure, inizialmente Gleemen, guidato dal talentuoso chitarrista "Bambi" Fossati, grande ammiratore di Jimi Hendrix. Nel 1972 i Garybaldi hanno realizzato il loro primo 33 giri dal titolo Nuda, con una bellissima copertina disegnata da Guido Crepax. Frenetiche le esibizioni live del gruppo con numerose partecipazioni a vari festival pop del periodo, oppure come spalla di gruppi stranieri nelle loro tournèe italiane. Nel loro secondo album, Astrolabio, pubblicato nel 1973  dedicano la lunga suite Madre di cose perdute a Diango Rehinhardt. A fine anni '80, Bambi Fossati riforma assieme a Maurizio Cassinelli i  Garybaldi, includendo nella nuova formazione Marco Mazza (chitarra), e Carlo Milan (basso). Realizzano nel 1990 l'album, Bambi Fossati & Garybaldi. Nel 2000 sembra abbiano un nuovo lavoro, La ragione e il torto.

Nuda 1972
Il gruppo era formato da: "Bambi" Fossati (chitarre, voce); Mario Cassinelli (batteria, voce); Sandro Serra (basso, voce).




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30 gennaio 2006


" ...il mio mitra e' il contrabbasso / che ti spara sulla faccia / che ti spara sulla faccia / cio'  che penso della vita /con il suono delle dita / si combatte una  battaglia / che ci porta sulle strade / della gente che sa amare..."
("Gioia e rivoluzione")




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30 gennaio 2006

Chi ha detto che l'industria italiana va male?

Affari d'oro per l'industria armiera italiana che, lo scorso anno, ha stipulato contratti di esportazione per quasi 1,5 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 16% rispetto al 2003, e addirittura del 72% rispetto al 2001. Lo dimostrano i dati della Relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento sull'export italiano di materiali da armamento relativa all'anno 2004 e resa pubblica alla metà di aprile.
Sette autorizzazioni, del valore complessivo di oltre 700 milioni di euro, coprono quasi la metà del totale. Tra i principali destinatari delle autorizzazioni all'esportazione, la Gran Bretagna si attesta al primo posto con il 15,52% di autorizzazioni, seguita da Norvegia (13,36%), Polonia (8,89%), Portogallo (8,55%), Stati Uniti (6,50%), Grecia (5,74%), Malaysia (5,02%), Repubblica Ceca (3,73%), Svezia (3,31%) e Turchia (3,24%). La Relazione sottolinea che "fra le autorizzazioni rilasciate, oltre a non esserci alcun Paese rientrante nelle categorie indicate nell'articolo 1 della legge (cioè Paesi in guerra, sotto embargo internazionale, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o altamente indebitati), il governo ha mantenuto una posizione di cautela verso Paesi in stato di tensione". Rassicurazioni contraddette però palesemente dal primo articolo della legge 185/90 che, benché 'riformata' in senso maggiormente permissivo, vieterebbe all'Italia di esportare armi verso Paesi in cui avvengono sistematiche violazioni dei diritti umani (Malaysia e Turchia), Stati in conflitto (Stati Uniti e Gran Bretagna), Paesi che spendono ingenti risorse per la difesa nonostante il forte indebidamento (Pakistan e Perù) e Nazioni sottoposte ad embargo da parte dell'Unione Europea, come la Cina.
Dalla Relazione del Ministero dell'Economia si apprende anche che c'è stato un notevole incremento delle transazioni bancarie: 1.317 milioni di euro, quasi il doppio dell'anno precedente, quando ammontavano a 722 milioni di euro. Due istituti di credito, da soli, si aggiudicano quasi il 60% delle autorizzazioni: la Banca di Roma (oltre 395 milioni di euro) e il Gruppo bancario San Paolo Imi (oltre 366 milioni di euro). A seguire la Banca Popolare Antoniana Veneta (121 milioni di euro, il 9% del totale), la Banca Nazionale del Lavoro (71 milioni, il 5% del totale) e la Banca Popolare di Milano, una new entry che si aggiudica 22 commesse per oltre 53 milioni di importi autorizzati (più del 4% del totale) e che è anche fra i sostenitori di Banca Etica, di cui da anni distribuisce i prodotti.




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20 gennaio 2006

Mk77 fosforo bianco etc etc...

Proviamo a quotare il comunicato ufficiale dell'Ambasciata USA a proposito del documentario di RaiNews 24. (sono sempre molto divertenti i comunicati ufficiali)

Questo documentario appare non neutrale, elaborato da professionisti che non si trovavano a Fallujah all’epoca dei fatti raccontati. Oltre 100 giornalisti invece sono stati ‘embedded’ con le Forze di Spedizione dei Marines a Fallujah per informare in merito all’Operazione Al Fajr.

Si parte subito bene con una contraddizione in termini: il documentario appare "non neutrale", invece - dice la nota - è meglio ascoltare le informazioni dei giornalisti "embedded", cioè... non neutrali per antonomasia!

Il documentario viene mandato in onda un anno dopo gli eventi che pretende di descrivere.

Sì. E pare non sia stato nemmeno facilissimo riuscirci... Alla fine però la lunga attesa è stata ricompensata da un bel "prime time" alle 7.30 del mattino. Vuoi mettere l'audience potenziale a quell'ora?

Tuttavia, nel confezionare questo servizio, nell’arco di un anno di tempo, gli autori non si sono curati di chiedere alcun commento in merito alle ipotesi da essi avanzate. Se lo avessero fatto, sarebbe stato detto loro che le forze statunitensi non hanno ne’ preso di mira i civili ne’ usato in modo indiscriminato le armi di cui si riferisce nel documentario.

Di questo ne siamo tutti assolutamente certi. Forse è proprio per questo che non c'era nemmeno bisogno di chiederlo.

Le forze statunitensi che partecipano alla coalizione dell’Operazione Iraqi Freedom continuano ad usare l’intera gamma di armamenti legali e convenzionali contro obiettivi legittimi.

Della serie: non ci facciamo mancare niente, eh?

 Le forze statunitensi non usano il napalm e il fosforo bianco come armi chimiche o come surrogato.

Sicuramente hanno anche roba più trendy per bruciacchiare civili, non ne dubitiamo.

Gli Stati Uniti hanno distrutto l’ultima riserva esistente di Napalm nel 2001. Abbiamo ancora una bomba incendiaria, la bomba E-134 Bomb, Fire, Mk 77 Mod 5. La bomba incendiaria Mk77 non e’ napalm. La sua composizione chimica e’ diversa. Non e’ fuorilegge o illegale.

 ... e ovviamente viene usata per fare le caldarroste, no?

Le forze statunitensi non hanno usato le bombe incendiarie Mk77 nell’Operazione Al Fajr.

proseguirei dicendo che è chiaro a tutti che i corpi bruciacchiati sono quelli di gente oziosa che prendeva incautamente il sole senza usare filtri solari.

 L’unico caso in cui e’stata usata la Mk77 durante l’Operazione Iraqi Freedom e’ stato tra marzo e aprile del 2003, quando i Marines hanno utilizzato molte bombe contro obiettivi militari legittimi.

Ma non era Saddam il cattivone che usava le armi chimiche? Ma sarà l'aria irakena che fa venire certe voglie perverse di barbecue... Ma in effetti Aprile è piu' adatto di Novembre per il barbecue...

Sostenere che le forze statunitensi abbiano usato il fosforo bianco contro obiettivi umani nell’Operazione Al Fajr e’ semplicemente sbagliato. Le forze statunitensi usano il fosforo bianco come fumogeno o per segnare gli obiettivi.

Giusto. Non è colpa degli americani se gli obiettivi erano infestati di civili inermi. E comunque era buio. Insomma, come facevano a vedere che c'erano civili negli obiettivi se non illuminavano prima col fosforo?

Esempio di dialogo tra soldati USA:
- Ehy, Jack, ci sono civili vivi in quell'edificio?
- Non so, John, è troppo buio per vedere.
- Ok, allora illuminiamo con una bomba al fosforo!
- Allora, Jack, vedi civili vivi lì dentro?
- No, John, nessun civile vivo adesso... tutti morti!

Contrariamente alla presentazione offerta dal documentario, il fosforo bianco non e’ fuorilegge o illegale o bandito da alcuna convenzione quando viene usato in questo modo. (vedi dialogo sopra) Le forze di sicurezza irachene e la forza multinazionale sono impegnate da due anni e mezzo in operazioni contro i terroristi, gli insorti ed elementi del vecchio regime.

Ok, siete impantanati da due anni e mezzo. Ma non è una scusante valida.

A tale riguardo, questo conflitto si e’ dispiegato esattamente come avviene in qualsiasi conflitto della storia bellica moderna.

Cos'è, la vecchia storia del cosi' fan tutti?

Le forze della Coalizione fanno veramente ogni sforzo per evitare la perdita di vittime innocenti, nonostante la pratica seguita da elementi del vecchio regime, dai terroristi e dagli insorti di prendere deliberatamente di mira i non combattenti, di usare i civili come scudi umani e di mettere in atto e condurre attacchi contro le forze della Coalizione dall’interno di zone abitate da civili.

Le cluster bombs in città sono veramente un fulgido esempio di sforzo per evitare vittime civili....

E’ questa la storia vera, e viene riportata da giornalisti provenienti da tutto il mondo.

E già. E, di grazia, perchè uno dovrebbe credervi? Solo perchè lo affermate? Solo perchè avete intruppato un bel po' di giornalisti di varia nazionalità nel vostro esercito?
E quante cose avete affermato dall'inzio di questa faccenda? Non è che l'amministrazione americana goda di grande fama di sincerità, ultimamente... L'autorevolezza - quando la si perde - non si riconquista più. E questo - per una fonte ufficiale - è un bel problemuccio.

Adieu, neocons. Anche voi avete fatto il vostro tempo.




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18 gennaio 2006


Entra in una scuola malmessa come tante...purtroppo ! e metti alla prova la tua abilità !




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13 gennaio 2006

I Caschi blu dell'ONU hanno sparato sulla folla ad Haiti, uccidendo una persona

La folla protestava per la morte di 25 Haitiani morti asfissiati in una camionetta che li doveva far entrare clandestinamente nella RD. Secondo Ramirez, gli scontri si sono verificati mentre le autorita' dominicane seppellivano i clandestini Haitiani, in stato avanzato di decomposizione(...continua...)




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10 gennaio 2006

Leo

Leo Ferré nasce nel Principato di Monaco il 24 agosto 1916. Oggi rappresenta la massima espressione della poesia in musica avendo lasciato un patrimonio artistico immenso tra canzoni, poesie, sinfonie, opere, saggi e romanzi. All'età di otto anni viene internato in un collegio di preti a Bordighera rimanendovi imprigionato fino all'adolescenza .Questa esperienza creerà l'anarchico adulto che racconterà questa storia lacerante nel romanzo Benoit Misère scritto nel '56 e pubblicato nel '70 da Laffont, nell'89 dalle Edizioni Gufo del tramonto, e adesso da Gallimard. Nel 1946 si insedia a Parigi dove prende a cantare nei cabarets mitici di Saint-Germain. E' l'epoca in cui nasce la nuova canzone francese del dopoguerra che in Ferré mostra timbri anarchici e afflati poetici mai espressi prima.Stringe amicizia con gli esiliati spagnoli cui dedica le canzoni: Flamenco de Paris, Le Bateau Espagnol e Franco la Muerte, per la quale non potrà più entrare in Spagna se non dopo la caduta del regime.Frequenta Maurice Joyeux e il gruppo libertario "Louise Michel". Ai libertari dedica la famosa canzone Gli Anarchici.I temi di provocazione libertaria si susseguono incessantemente: Monsieur Tout Blanc contro Pio XII, Mon General contro De Gaulle, Allende contro Pinochet. La trilogia contro la pena di morte vede i seguenti titoli: La Mort de Loups, Madame la Misère, Ni Dieu ni Maitre.Nel frattempo mette in musica i poeti maledetti dell'ottocento francese. Nel '53 va in scena l'oratorio lirico su testo di Apollinaire: La chanson du mal-aimé. Nel '54 scrive e dirige la Symphonie interrompu. Nel '56 pubblica il libro di poesie Poete, vos papier! e negli anni a seguire Testament Phonographe in diverse edizioni arricchite di nuovi testi. Accoglie con fraternità prima il movimento beatnik, poi il Sessantotto.Sulla copertina di "Le Monde Libertaire" proprio nel '68 appare una sua foto con la scritta autografa: Viva l'Anarchia con una grande A come Amore! Nell'83 scrive l'opera L'Opera du Pauvre, forse il vertice massimo della sua espressività. Da vent'anni viveva a Castellina in Chianti con la moglie Maria e i figli Matteo, Cecilia e Manuela. E' scomparso il 14 luglio 1993. 

"Io vorrei misurare il pozzo di San Patrizio delle vostre democrazie. Vorrei immergermi nel vuoto assoluto e divenire il non detto, il non avvenuto, il non vergine per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo nelle mutande..."  Leo Ferré




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9 gennaio 2006

ORFEO 9 IL MAKING.Storia, personaggi, fortune della prima opera rock italiana. ZONA 2005 - pp. 176

In questo libro, Tito Schipa jr. racconta "il making" dell'Orfeo 9, come fu composta l'opera e come si realizzò - tra grandi slanci, problemi concreti e insormontabili controversie - prima lo spettacolo teatrale, che debuttò al Sistina nel 1970, poi il film prodotto dalla Rai nel 1973. A quell'avventura prese parte una generazione di giovani o giovanissimi artisti e intellettuali agli esordi, che diventeranno tutti personaggi di successo: Renato Zero, Loredana Berté, Tullio De Piscopo, Giuliano Ferrara, Alberto Dentice, Claudio Sabelli Fioretti, Bill Conti, Santino Rocchetti, solo per citare alcuni dei più noti. Ma nell'orbita di quell'evento e del suo artefice troviamo anche protagonisti già affermati della cultura, come Giorgio Albertazzi, Dacia Maraini, Renzino Rossellini, Paola Pitagora, il musicista americano Bill Elliot (che partecipa all'allestimento teatrale) e molti, molti altri. Intorno, una Roma bellissima viveva una stagione straordinaria, di sperimentazione e cambiamento, ma anche difficile, di spinte opposte, violenze e conflitti. Erano i nostri anni Settanta.
Tito Schipa jr. è l'autore e l'anima della prima opera rock italiana, protagonista e regista della versione teatrale e cinematografica del musical Orfeo 9. Orfeo 9 ha trentacinque anni, ma il suo doppio album - edito dalla gloriosa Fonit Cetra, alla quinta edizione per la Warner - continua a vendere, e online è possibile rintracciare un ricco, frequentato e sempre aggiornato sito web gestito dai fans (www.orfeo9.it
). Orfeo 9 è un cult, "nonostante l'ostracismo totale che la Rai gli decretò, nonostante la censura violenta subita dalla sua versione filmata, nonostante la totale indifferenza (se non dichiarata avversità) dei media, nonostante l'assoluta mancanza di ogni forma di pubblicità o promozione", scrive l'autore.
La trama dell'Orfeo 9 s'ispira alla storia di Orfeo e Euridice, ma stavolta il giovane Orfeo (interpretato dallo stesso Tito Schipa jr.) deve riscattare la sua donna da un altro genere d'inferno, quello della droga. Blandito da un inquietante e bravissimo Renato Zero nei panni del "Venditore", anche Orfeo cade nella trappola: le lusinghe del Venditore lo attirano verso un mondo di consumi e cemento, di egoismo e di oblio, tutt'altro che la fratellanza, la giustizia e la pace universale proclamate dai figli dei fiori. Orfeo saprà tornare indietro, ma senza Euridice. Una moderna e visionaria denuncia. Era "un po' troppo" per la rigida struttura Rai del tempo, che pure era in cerca di talenti e idee col suo Settore Sperimentali: il primo piano di una siringa divenne il pretesto, impugnato dai benpensanti, che suggerì all'azienda di ridimensionare il proprio impegno per la promozione di film e disco.




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9 gennaio 2006

Rapporto annuale dell'Unicef sull'infanzia

Milioni di bambini crescono senza famiglia, istruzione e assistenza sanitaria, denuncia il rapporto 2006 dell'Unicef sull'infanzia nel mondo.Nei paesi in via di sviluppo, 143 milioni di bambini (uno su 13) sono orfani di un genitore, decine di milioni vivono per strada e 8,4 milioni sono costretti a lavorare. Altre centinaia di migliaia sono coinvolti nei conflitti armati e più di due milioni sono sfruttati dall'industria del sesso. Oltre 80 milioni di bambine nel sud del mondo si sposeranno prima dei 18 anni anche se in molti paesi i matrimoni precoci sono vietati per legge.




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